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LA CONQUISTA DELL'INDIA

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La Guerra dei Pindarin e Terza Guerra Maratta (1817-1819).

Conquista dell'India.

I luhbur contro gli Inglesi (1812-1817).
Un gruppo di 3.000 pindarin di Dost Muhammad si dirige verso i territori del raja of Nagpur, ma incontra uno zamindar espulso da Allahabad che lo convince a saccheggiare 5 o 6 villaggi nell’area di Mirzapur (III 1812). È la prima incursione dei pindarin in territorio controllato dagli inglesi.
L’incursione successiva (1812-1813) è effettuata da 5.000 pindarin ai danni di 5-6 villaggi dintorni di Surat.
Dopo due anni di preparazione, i pindarin lanciano una grossa incursione nei territori del nizam (X-XI 1815) fino a Masulipatnam e sono fermati solo dalla piena del fiume Krishna.
Il governatore generale Francis Rawdon-Hastings conte di Moira (poi marchese di Hastings) propone un intervento armato per istituire nei territori dei pindarin dei principati indiani sotto la protezione inglese, ma il consiglio di Calcuta rifiuta (1815).
L’anno successivo 10.000 pindarin penetrano nei territori della Madras Presidence presso Masulipatnam, colpendo specialmente i distretti di Guntur e Caddapa (II – III 1816). Gli abitanti di Ainavole, dopo essersi inutilmente difesi, incendiano il villaggio e muoiono tra le fiamme. Le truppe inglesi inviate a ingaggiare i pindarin non riescono a raggiungerli. Solo nel territorio del nizam il colonello Doveton sorprende un piccolo gruppo di pindarin. Gli inglesi denunciano il sacco di 339 villaggi, l’uccisione di 182 persone, il ferimento di 505, la tortura a scopo di estorsione di 3.603 persone e 100.000 sterline di danni materiali.
Al colonnello Walker è affidata la costruzione di una linea difensiva sulla riva meridionale del fiume Nerbudda (X 1816). Il consiglio di Calcutta autorizza lord Hastings ad intervenire offensivamente contro i pindarin, autorizzazione confermata dalla East India Company.
Dopo alcuni tentativi un gruppo di pindarin riesce ad infiltrarsi e saccheggia i territori di Bidar e Narmal (XII), finché &ergave; sorpreso e disperso dal maggiore Macdoval (I 1817). Un piccolo gruppo, guidato da Shiekh Dulla, saccheggia la costa occidentale dell’India ed è ostacolato dagli inglesi solo al ritorno, mentre ripassa il Nerbudda.
Una seconda infiltrazione di pindarin raggiunge i territori del peshwa (XI 1816). Il maggiore Lushingron con 350 uomini della Cavalleria Leggera di Madras effettua una marcia di 70 miglia in 17 ore, li sorprende presso Poona e li sbaraglia (XII). Cadono 800 pindarin ed altri 500 riescono a fuggire e riparano oltre il Nerbudda.
Narsaika Ramzan supera le difese del colonnello Walker e raggiunge i Sarkar Settentrionali (XII), saccheggia Kimedi e parte della città di Gunjam. Il maggiore Oliver riesce ad ingaggiare solo un piccolo gruppo di pindarin dopo il sacco di Kimedi. Il maggiore Brothwick disperde i pindarin che hanno saccheggiato Gunjam. Gli inglesi frattanto hanno esteso e rafforzato la linea difensiva sul fiume Nerbudda. Il capitano Caufield ed il maggiore Clarke infliggono loro altre perdite durante il ritorno e solo pochi gruppi tornano senza aver subito perdite.
Falliscono invece due tentativi di saccheggiare il territorio inglese del Bundelkhand.
Karim Khan propone un piano comune di difesa dagli inglese (1817) ma gli altri capi pindarin, principalmente Chitu, rifiutano.

La Preparazione della Campagna contro i Pindarin.
Il governatore generale Francis Rawdon-Hastings conte di Moira organizza una campagna contro i pindari (1817), e conclude una serie di trattati con i principati indiani circostanti, tra i quali il raja di Bhopal e numerosi stati rajput. Il peshwa Barj Rao II chiede l’aiuto inglese per sottomettere i ribelli della valle del Sundur (X 1817). Il shindia è costretto a prendere posizione e firma i trattati di Punee (VI 1817) e di Gwalior con gli inglesi (X 1817), impegnandosi a combattere i pindarin.
Il bhonsla Appa Saheb raja di Nagpur firma una subsidiary alliance (5 XI 1817).
Francis Rawdon-Hastings prende a Cawnpore il comando della Gran Army che comprende 4 divisioni, ciascuna di due brigate di fanteria ed una di cavalleria, formata da reparti della Bombay Army e della Bengal Army. La divisione centrale è a Kanpur, guidata dal generale Brown. La divisione di destre è ad Agra, guidata dal generale Donkim, la divisione di sinistra è nel Bundeljhund, guidata dal generale Marshall, la divisione di riserva è a Dheli guidata dal Sir D. Ochterloney.
Il generale sir Thomas Hislop guida l’Armata del Deccan, composta da 5 divisioni: la prima è ai suoi ordini diretti, quella di Hyderabad (seconda divisione) è guidata dal generale Doveton, la terza dal generale John Malcolm, la divisione di Poona (quarta) dal generale L. Smith, la divisione di Nagpur (quinta) dal colonnello Adams.
La divisione di riserva dell’armata del Deccan è guidata dal generale Thomas Munro, sostituito poi dal generale Pritzler. Il generale Keir guida una divisione nel Gujerat.
In tutto sono 120.000 uomini. La campagna è organizzata come una caccia: la Madras Army deve avanzare da sud spingendo i pindarin contro le truppe della Gran Army, nel nord del Gujarat, ma queste sono colpite da un’epidemia di colera.

L’Inizio della Campagna contro i Pindarin.
Gli inglesi passano il Nerbudda (metà XI 1817) e spingono i pindari verso nord.
La terza divisione (Malcolm) invade i territori di Chitu mentre la quinta divisione (Adams) marcia a nord-ovest, la divisione di sinistra (Marshall) avanza ad ovest, occupa le terre di Karim Khan e di Wasil Muhammed. I durrah di Karim Khan e Wasil Muhammad con le famiglie ed i bagagli ripiegano verso Gwalior.
Il durrah di Chitu frattanto si unisce alle forze dell’holkar inducendo la terza divisione (Malcolm) a sospendere l’inseguimento e ritirarsi, permettendo alla prima divisione (Hislop) di raggiungerlo. Le due divisioni prendono posizione a Ujain.
Dal Gujerat avanza la divisione del generale Keir.

L’Intervento dei Maratti.
I comandati militari di Indore uccidono il reggente del giovane holkar Madhav Rao (1817) e mettono l’esercito a disposizione del peshwa Barj Rao II.
Barj Rao II raduna le sue forze, guidate dal generale Bapu Gokhale (XI 1817), incendia la residenza inglese a Poona e raggiunge il colonnello C.B. Burr, che sta ritirandosi, al ponte di Kirkee (5 XI 1817), odierna Khadki. I maratti ammontano a 18.000 cavalieri, 8.000 fanti e 14 cannoni (o 27.000 uomini in tutto).
Il colonnello Burr guida 4 battaglioni di Sepoy di Bombay ed un battaglione ausiliario, distaccamenti del 65° reggimento e del reggimento europeo di Bombay. In tutto 2.000 sepoy ed 800 europei.
La cavalleria maratta attacca gli avversari, ne avvolge i fianchi ed investe anche le spalle dello schieramento, ma la seconda linea inglese fa fronte a questo attacco. Le lance dei cavalieri maratti incrociano le baionette britanniche. Gli attaccanti sono messi in rotta. Gli inglesi lasciano 19 caduti e 67 feriti (2 europei).
Il generale Lionel Smith raggiunge Burr (13 XI) ed insieme sconfiggono nuovamente i maratti a Poona (17 XI).
Il bhonsla Appa Saheb raja di Nagpur effettua una sfilata delle sue truppe a Nagpur, dichiarando di voler attaccare i pindarin, ma dopo la notizia dell’entrata in guerra del peshwa si unisce a lui.
Il colonnello Scott ripiega da Nagpur con i suoi 1.300 uomini che comprendono truppe del 6° cavalleria del Bengala, i battaglioni I/20° e I/24° Madres Native Infantry ed alcuni ausiliari. A Seetabuldee (26-27 XI) è attaccato da 18.000 maratti, compresi 3.000 arabi ingaggiati dal bhonsla. Dopo 18 ore di combattimenti i maratti ripiegano. Gli inglesi lasciano 367 caduti.

La pace con Amir Khan.
Il potente Amir Khan, spesso confuso con i capi pindarin, guida un gruppo di pathan con i quali dal Deccan effettua scorrerie in Rajputana. Dispone di 12.000 cavalleggeri, più disciplinati dei pindarin, 10.000 fanti ed 80-200 cannoni, che a differenza dei pindarin sono stipendiati, oltre ai contingenti alleati che ammontano a 15.000 cavalieri, 1.500 fanti e 20 cannoni.
La riserva della Bengal Army, guidata da Ochterlony, si raduna a Rewati (XI 1817, comprende il 67° reggimento), avanza contro la città di Jaipur (27 XI 1817) e garantisce l’alleanza con Amir Khan, che disperde le sue forze in cambio della cessione del jagir di Tonk, nel Rajaputana. Una parte delle sue truppe è ingaggiata dagli inglesi.

Campagna contro i Pindarin – L’Avanzata degli Inglesi.
Gli inglesi cercano di intercettare i pindarin che tentano di unirsi al sindhia, al raja di Kota o all’holkar sostenendo diversi combattimenti (XII 1817).
La brigata di cavalleria della divisione di centro taglia le comunicazioni tra i pindarin ed il sindhia a Gwalior, costringendoli a deviare verso la frontiera del raja di Kota, dove sconfiggono alcune truppe del raja. I cavalleggeri di Marshall sconfiggono un gruppo di 1.000 pindarin ed inseguono i rimanenti 2.000 al fiume Prabati.
La divisione di destra (Donkin) avanza verso Kota, intercetta e cattura i bagagli e le famiglie del durrah di Karim Khan, obbligandolo a fuggire a nord. Karim Khan evita le divisioni di Donkin e Marshall a sud del Prabati. Adams invia Clarke con alcuni reparti di cavalleria che disperdono parte di questo gruppo. Karim Khan raggiunge le forze dell’holkar ad ovest.
Donkin cerca di raggiungere Chitu presso Kota ma questo fugge da Jeswant Rao Bhao di Jawad (fine XII 1817).

Terza Guerra Maratta - Le Battaglie di Nagpur e Medhipur.
Il colonnello Scott è raggiunto dal generale J. Doveton (12 XII) con la seconda divisione dell’armata del Deccan. Insieme assaltano Nagpur (16 XII) e dopo un duro combattimento sconfiggono 21.000 maratti, alcune migliaia dei quali riparano in città, che è bombardata e costretta alla resa (24 XII).
La carica del 6° reggimento di cavalleria leggera del Bengala e del 4° reggimento di cavalleria leggera di Madras durante la battaglia di Nagpur è raffigurata nel quadro The Last Charge di Robert Woolf, capitano del 6°.
Il generale Munro, comandante della riserva dell’armata del Deccan, si occupa dell’arruolamento di fanteria irregolare chiamata peons. Un gruppo di peons di Nalgund è attaccata da un corpo di cavalleria di Kashi Rao Gokla ed &egreve; soccorso dal colonnello Newal con 5 compagnia del II/4° battaglione di fanteria nativa, 2 cannoni ed un obice da 5” (24 XII).
Dopo vane trattative di pace, sir Thomas Hislop attacca i maratti dell'holkar Madhav Rao a Medhipur (23 XII 1817). I maratti ammontano a 30.000 cavalleggeri, 5.000 fanti e 100 cannoni, con artiglieri addestrati all’europea; gli inglesi comprendono la prima e la terza divisione dell’armata del Deccan pari a 5.500 uomini. Solo le compagnie fiancheggianti (granatieri e leggeri) del 1° reggimento di Madras sono truppe europee. I cavalieri maratti fuggono mentre i fanti e gli artiglieri offrono resistenza ma sono sconfitti. I vincitori hanno 174 caduti, 614 feriti e 3 dispersi.

Campagna contro i Pindarin – La Tenaglia si Chiude.
Gli inglesi occupano l’area di Jawad togliendo l’ultimo rifugio ai pindarin (I 1818). La divisione di destra (Donkin) avanza verso ovest per bloccare la fuga dei pindarin verso nord. La quinta divisione (Adams) è a sud-est. La divisione di centro (Brown) move ad est di Jawad. Keir e Grant dopo la sconfitta dell’holkar inseguono i pindarin verso nord: Grant occupa l’area attorno Jaward mentre Keir impedisce a Chitu di aggirare le forze inglesi da ovest.
I gruppi di pindarin cercano di tornare nelle proprie basi a sud, inseguiti dagli inglesi. Chitu e Karim Khan muovono a sud verso le proprie basi sul Nerbudda. Chitu sfugge alle truppe inglesi e avanza attraverso i ghats, raggiunto da Heath, partito da Hindia, che lo attacca e disperde le sue forze. Chitu fugge dal nawab di Bhpal e cerca un accordo chiedendo un jagir e che una parte delle sue truppe sia ingaggiata dagli inglesi (fine II 1818), ma ottiene un rifiuto.
Karim Khan divide le sue forze in tre gruppi, pressati dagli inglesi. La cavalleria di Clarke ingaggia un gruppo a Gangraur menre Adams insegue gli altri nel territorio di Bhopal.

Terza Guerra Maratta - La Battaglia di Coregaon.
Il peshwa Barj Rao II con 25,000 cavalieri ed 8,000 fanti attacca gli inglesi al villaggio di Coregaon (1 I 1818), presso Poona. È presente anche l’esiliato del Deccan Govind Rao con il suo corpo di cavalieri scelti.
Il capitano Staunton guida i 600 uomini del II/1° Bombay Native Infantry (rajput, già in Egitto contro i francesi nel 1801), due cannoni da 6” della Madras Artillery e 300 cavalieri ausiliari di Poona (774 uomini in tutto).
Il villaggio non è fortificato e l’unico edificio in pietra è un tempio, addossato al fiume Bheema, che funge anche da stazione di sosta per i viaggiatori. Il tempio controlla una delle due strade irregolari e diviene la principale postazione di difesa degli inglesi, che piazzano l’artiglieria in posizione aperta poco distante.
Al mattino l’avanguardia dei maratti occupa la parte del paese oltre il fiume e verso mezzogiorno iniziano i combattimenti. Il peshwa segue la battaglia da un’altura poco distante. I maratti avanzano al coperto dei muri e degli edifici con obbiettivo principale di prendere i cannoni avversari. I sepoy effettuano dei contrattacchi.
Il gigantesco aiutante Thomas Pattinson è ferito e creduto morto ma quando i maratti catturano i cannoni inglesi, si rialza, afferra come una clava un fucile di un maratto caduto ed abbatte un arabo. Poiché tutti gli ufficiali sono feriti, i giovani assistenti Surgeons Wylie e Wingate guidano i sepoy in due contrattacchi e riprendono i pezzi, al prezzo di gravi perdite. Wingate è ferito mortalmente.
I combattimenti casa per casa durano fino alle 21:00, quando il peshwa ordina la ritirata.
Solo Staunton ed altri due ufficiali rimangono illesi. Gli inglesi ripiegano con i feriti. Sul luogo è in seguito eretto un obelisco in onore dei 22 rajput caduti.

La Resa dei Capi Pindarin.
Numerosi capi pindarin si arrendono agli inglesi (II 1818). Namdar Khan si consegna (3 II), Karim Khan si arrende a Malcolm (15 II), seguiti da numerosi altri che sono confinati a Gorkpur, nell’India settentrionale, assegnando loro terre e pensioni.
Solo Chitu continua a fuggire, ripara nella giungla, abbandonato sai suoi seguaci. Malcolm trova il suo corpo scoprendo che è stato ucciso da una tigre (fine II 1818).
Durante la guerra sono caduti 3.000 pindarin. Gli inglesi trapiantano fuori dal Deccan 2.000 pindarin; altri 10-20.000 sono assorbiti dalla popolazione del Deccan. Namdar Khan, nipote di Karim Khan, è l’unico capo dei pindarin al quale è permesso di risiedere nel Bhopal (è ucciso dai ribelli di Oudh nel 1822). Nel Deccan restano solo piccole bande di saccheggiatori, come quella di Sheikh Dulla.

Terza Guerra Maratta – La Pace di Indore.
I maratti sono sconfitti a Nowah (8-31 I 1818). L'holkar firma il trattato di Mandeshvar (I 1818) con il quale cede agli inglesi tutti i suoi territori a sud del Satpudas. Il maggiore Eldridge invia un distaccamento guidato dal capitano Sykes ad occupare i forti di Harishchandragad e Hunjilgad (4 - 8 V).
Frattanto il generale Smith raggiunge il peshwa fuggitivo ad Ashtee (20 III 1818) e lo sconfigge. Cade anche l’esule Govind Rao ed il suo corpo di cavalieri scelti si disperde.
Gli inglesi vincono nuovamente a Mulligaum (17-29 V 1818).
Baji Rao II tenta ancora di fuggire ma deve arrendersi a sir John Malcolm a Ashirgar (3 VI 1818), firma la pace di Indore ed è confinato a Bithur, presso Cawnpore.
Il giovane Nana Sahib è riconosciuto raja di Nagpur, sotto tutela inglese. Dopo la morte del bhonsla senza eredi (1853) la carica di peshwa è abolita ed i suoi territori, compresa Poona, sono annessi alla Bombay Presidency.
La guerra segna la fine del potere della federazione maratta (solo Gwalior è capace di attività militare).



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