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La Pegaso (1938-1943)

La Classe Orsa.
Nave della Regia Marina Italiana, impostata come avviso scorta nel 1936, varata a Napoli (12 IV 1937), dopo i collaudi entra in servizio (31 III 1938). Appartiene alla classe Orsa, appositamente progettata per la scorta ai convogli.
Dislocamento: standard 840 ton, 1.600 ton a pieno carico
Dimensioni: 89,3 m di lunghezza, 9,7 di larghezza
Propulsione: 2 caldaie, 2 turbine a vapore, 2 eliche, potenza 16.000 HP, velocità: 28 nodi
Autonomia: 5100 miglia nautiche a 12 nodi
Equipaggio: 6 ufficiali, 148 tra sottufficiali e marinai

La Campagna di Spagna.
La Pegaso è destinata a Cagliari ed alla scorta dei convogli per la Spagna (1938). A Ceuta, in Marocco, è imbarcato il cane nero “Mascherino”, che diviene la mascotte della nave. La Pegaso è riclassificata torpediniera (5 IX 1938). L’unità rientra a Napoli (V 1939), è sei mesi a Tripoli, in Libia, ed effettua alcuni viaggi a Bengasi. L’equipaggio ottiene il distintivo commemorativo per la partecipazione alla campagna di Spagna.

La Battaglia dei Convogli (10 VI 1940 - 8 IX 1943).
All’entrata in guerra dell’Italia (10 VI 1940), la Pegaso è di base a Napoli con le gemelle Orsa, Procione ed Orione, formando la VI Squadriglia Torpedinere (poi chiamata XVI Squadriglia e IV Squadriglia), impiegata sulle rotte per il Nord Africa (Tripoli, Bengasi), subendo alcuni attacchi da parte di sommergibili e aerosiluranti britannici. Tra il 1940 ed il 1941 le quattro unità sono sottoposte a lavori, le 8 mitragliere da 12,2 mm sono sostituite da 8 mitragliere 20/65 mm. Le operazioni di scorta procedono, portando rifornimenti anche per i tedeschi dell’Afrika Korps (1941).
I britannici stanziano a Malta un gruppo di unità leggere ed alcune squadriglie di aerosiluranti (III 1941), intensificando gli attacchi contro i convogli italiani. In una di queste operazioni, di ritorno da Tripoli, viene affondato il sommergibile britannico Undaunted (20:30 del 12 V 1941), da una mina oppure dalle bombe di profondità della Pegaso. La Pegaso fa parte della scorta del convoglio che salpa da Napoli (ore 4:00 del 24 V 1941) ed è attaccato dal sommergibile britannico Upholder al largo di Capo Murro di Porco (ore 20:40), Sicilia: il transatlantico Conte Rosso (capitano triestino Fabris, la nave è stata requisita al Lloyd Triestino), la nave più grande del convoglio, è centrato da due siluri ed affonda in 10 minuti. Le vittime sono 1.297. è la nave italiana con il maggior numero di perdite prima dell’armistizio. La Pegaso partecipa al recupero dei 1.432 superstiti. Il comandante dell’Upholder è decorato con la Victoria Cross.
Uno dei convogli scortato dalla Pegaso è attaccato presso Lampedusa dal sommergibile olandese O 23 (16 VIII 1941), rifugiatosi in Gran Bretagna quando i tedeschi hanno invaso l’Olanda (l’anno successivo opera nell’Oceano Indiano contro le navi giapponesi).
La Pegaso prende parte all’operazione “M 41” (13 XII 1941), per l’invio di un grosso convoglio in Libia, annullata a seguito della Prima Battaglia della Sirte.
Gli è erroneamente attribuito l’affondamento del sommergibile britannico Upholder (16 IV 1942), l’unità subacquea britannica che ha raccolto i maggiori successi: in 16 mesi ha affondato il cacciatorpediniere Libeccio, i sommergibili Saint Bon e Tricheco, affondato o danneggiato gravemente 19 navi mercantili, per un totale di 119.000 tonnellate. Ricerche successive dimostrano invece che l’affondamento è opera di aerei tedeschi o mine. Più probabile è invece l’affondamento del sommergibile britannico Thorn presso l’isolotto di Gaudo (6 VIII 1942), nelle acque di Creta.
La Pegaso partecipa alla battaglia (20-21 II 1943) che si conclude, a sud di Marettimo, con l’esplosione della nave cisterna Thorsheimer (norvegese, catturata a La Spezia nel 1940), carica di 13.000 tonnellate di carburante, partita da Napoli e diretta a Biserta. Da parte britannica sono impegnati 12 caccia, 8 bombardieri ed una formazione di aerosiluranti, mentre la scorta è appoggiata da 10 caccia della Luftwaffe e 4 idrovolanti della Regia Aeronautica.
Al largo di Favignana (3 III 1943), la Pegaso sperona accidentalmente la corvetta Antilope, rientra a Trapani, dove riceve le prime riparazioni, ed è trasferita a Venezia, dove gli è sostituita la prua con quella di una corvetta in costruzione a Monfalcone (IV 1943). Durante i lavori l’ecogoniometro è trasferito sulla corvetta Folaga. La Pegaso è riclassificata torpediniera di scorta (31 V 1943) e dotata di altre 3 mitragliere da 20/70 mm.

L’Armistizio.
Dopo l’annuncio dell’armistizio, la Pegaso salpa frettolosamente da La Spezia (mattina del 9 IX 1943), lasciando a terra gli addetti alla comandata (l’approvvigionamento dei viveri), diretta alla Maddalena unendosi alla squadra italiana: 3 corazzate, 3 incrociatori, 3 incrociatori leggeri, 8 cacciatorpediniere e 5 torpediniere, in parte proveniente da Genova. L’apparato radio è messo fuori uso da un guasto (9:30).
La squadra è avvistata da alcuni ricognitori tedeschi (10:30) e procede a zig zag fino alla Maddalena (12:00), ma il semaforo di Capo Testa segnala che la base è occupata dai tedeschi, quindi si dirige a nord dell’Asinara, è attaccata da bombardieri tedeschi Dornier Do 217 (ore 15:15) che danneggiano la corazzata Italia, poi la corazzata Roma (15:42), riducendone la velocità a 16 nodi, infine centrano un deposito munizioni della Roma (15:52) causando una colossale deflagrazione. La Roma si capovolge, si spezza in due ed affonda in 19 minuti, con 1.393 uomini dell’equipaggio. La Pegaso partecipa alle operazioni di recupero ma sono salvati solo 622 uomini.
La Pegaso, con i torpediniere Impetuoso ed Orsa, fa rotta a nordovest e scampa ad un altro attacco aereo tedesco (19:00-20:30), riducendo il munizionamento a meno della metà. A bordo si trovano 4 marinai tedeschi, costretti a manovrare una mitragliera quadrupla e far fuoco contro i propri veivoli. Le tre unità si ritrovano isolate e prive di ordini, chiedono inutilmente informazioni via radio a Supermarina ed alle altre unità, tentano invano di soccorrere il cacciatorpediniere Vivaldi, infine si dirigono verso le Baleari ed entrano nella baia di Pollenza (11:15 del 10 IX). Pegaso ed Impetuoso sbarcano i feriti della Roma (24:00 – 2:00 dell’11 IX) e si auto-affondano (5:00-6:000). La scialuppa della Pegaso, sulla quale c’è anche la mascotte “Mascherino”, è rimorchiata a riva da un peschereccio spagnolo. L’equipaggio della Pegaso è internato per cinque mesi in un aeroporto presso Palma di Maiorca, poi a Barcellona, infine presso Gerona. I due comandanti sono messi sotto inchiesta dall'amiragliato italiano.

Operazione Pegaso.
Un pescatore di corallo di Maiorca individua casualmente e il relitto della Pegaso (1986) e realizza un filmato, inserito in un documentario da una televisione locale. La notizia giunge casualmente al giornalista del mare e sommozzatore Guido Pfeiffer, che con un’equipe della sua rivista Sub rintraccia il pescatore di corallo, il filmato, uno dei pescatori che ha soccorso i naufraghi ed ispeziona i fondali per tre anni, prima con un gommone, poi con una barca di 8 metri, infine di 10 metri, entrambe chiamate "Pegaso". Il relitto è ritrovato e identificato (2001), a 95 metri di profondità, coricato sul lato sinistro. La storia del ritrovamento è pubblicata su 4 articoli della rivista (2002), con foto ed interviste ad alcuni reduci.


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