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LA VITA DEI LEGIONARI

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Queste brevi e semplici note costituiscono una lezione da me tenuta nella classe quarta elementare frequentata da mia figlia, per concessione della maestra di storia.

Presentazione.
La storia delle legioni è millenaria come quella di Roma, quindi scegliamo come punto di riferimento il legionario a metà di questo periodo (il I secolo a.C.), l'epoca di Giulio Cesare e di Ottaviano Augusto.
Le fonti principali sono e l'archeologia, gli scritti dagli storici, le lettere dei soldati e dei comandanti.
Nella giornata di un legionario, dalla sveglia al riposo notturno, tutte le attività (marcia, addestramento, lavoro, combattimento) hanno una cosa in comune: sono tutte svolte all'insegna della disciplina, il punto di forza della legione.

L'Arruolamento.
Per essere legionari bisognava essere cittadini romani. Gli altri, pur essendo sudditi di Roma, non potevano arruolarsi nelle legioni e combattevano negli ausiliari, con minor paga, prestigio e privilegi.
Il legionario era volontario, rimaneva in servizio venti anni, riceveva un addestramento ed una paga, aumentata dal bottino e la cattura di schiavi. Al congedo ricevevano soldi o terre.
I ricchi o i nobili prestavano servizio come ufficiale, con paga e trattamento migliori, gli altri potevano far carriera sotto le armi e diventare anche .. Imperatori.

L'Accampamento.
Anche in tempo di pace, i legionari vivevano in un accampamento il cui compito principale era garantire la sicurezza delle truppe.
Gli storici descrivono con orgoglio i campi romani, che conosciamo anche grazie all'archeologia. Numerose città devono la loro pianta regolare al fatto di essere sorte da un campo romano.
L'area era quasi sempre quadrata, munita di fossato, terrapieno (vallum) e torri d'avvistamento. Le tende, sostituite poi da baracche ed edifici, erano disposte in modo regolare, distanti dal terrapieno per essere fuori dalla gittata delle armi da lancio degli eventuali assalitori (intervallum). Le tende del comandante, degli ufficiali e delle insegne erano al centro, la posizione più sicura e più adatta a controllare la situazione.
Nel campo trovavano posto anche gli ausiliari, spostati poi in campi separati, i mercanti, che acquistavano gli schiavi e il bottino e vendevano viveri e oggetti ai legionari, ma non le donne. Anche quando ai legionari è stato concessa la possibilità di sposarsi, le donne dovevano restare nelle città o nei villaggi presso il campo.

L'Addestramento.
L'addestramento principale consisteva nell'uso delle armi, che conosciamo grazie agli storici e all'archeologia. Il legionario era protetto da corazza, elmo e scudo, armato di efficaci giavellotti e gladio. Questa corta spada era già in uso dai gladiatori, dai quali è stato copiato anche il tipo di addestramento. Altre armi come l'arco e la fionda erano lasciate agli ausiliari, così come il combattimento a cavallo.
L'addestramento era completato da manovre militari (disporsi in quadrato, in circolo, a testuggine), il nuoto, le marce e le costruzioni, che servivano anche a tenere occupati i soldati in tempo di pace.
I pasti erano a base di polenta, pane, aglio, cipolla e poca carne.
Nei pochi periodi di svago i legionari suonavano o giocavano a dadi, dama, tria, mentre nei campi permanenti c'erano anche terme e teatri.

La Marcia.
Anche la marcia ci è descritta con orgoglio dagli storici romani.
Per raggiungere il nemico era necessario spostare il campo. Ogni legionario trasportava con sé i propri vestiti, le armi, i viveri e gli attrezzi da lavoro. Solo le tende e le macchine da guerra erano trasportate su muli. In marcia l'esercito disponeva di esploratori, di fabbri genieri per il superamento di eventuali ostacoli, mentre i bagagli erano ammassati e fortemente scortati.
Terminata la marcia non finiva la fatica, infatti c'era ancora da erigere il campo.

Le Costruzioni.
Le più note opere realizzate dai romani sono le strade, progettate principalmente per motivi militari.
Le strade necessitavano anche di ponti (alcuni sono ancora in uso). Inoltre i legionari costruivano il campo, acquedotti, imbarcazioni, carri, macchine da guerra e d'assedio.
Alcune guerre sono state vinte esclusivamente con il lavoro, senza combattimenti.

I Premi e le Punizioni.
Per mantenere la disciplina era opportuno premiare i meritevoli e doveroso punire chi disobbediva, anche come esempio per gli altri.
Era punito chi perdeva le armi, abbandonava il posto di guardia, fuggiva, si ubriacava, chi mentiva, rubava o chi si faceva catturare dal nemico. La punizione consisteva in razioni di viveri ridotte e di seconda scelta (pane d'orzo), nel dover dormire fuori dal campo, multe in denaro, essere degradati, obbligo di lavori extra, prigione, bastonatura o essere espulsi dalla legione (cosa considerata molto vergognosa, significava inoltre perdere molti privilegi e la possibilitÓ di sistemarsi).
Era premiato soprattutto il coraggio o il valore, chi salvava la vita ai propri compagni o superiori, chi catturava nemici, insegne, navi e città. I premi consistevano in medaglie, collane, bracciali, corone o promozioni.

Il Combattimento.
I metodi di guerra e l'addestramento permettevano anche a generali scadenti di vincere le battaglie. Per il combattimento il legionario non doveva far altro che ripetere quanto gli era stato insegnato, ma con il nemico di fronte.
Per prima cosa doveva schierarsi e trovava il proprio posto grazie alle insegne, accanto a lui c'erano i compagni con cui si addestrava, lavorava e dormiva. Lo schieramento era protetto da un velo di fanti leggeri ausiliari, privi di corazza, armati di fionde, archi e giavellotti, pronti a ritirarsi prima della mischia. La cavalleria copriva i fianchi.
Avvicinatosi al nemico il combattimento iniziava con il lancio dei giavellotti, eseguito dai legionari tutti insieme, spesso al suono del corno. I giavellotti eliminavano i primi nemici, disorganizzavano il loro schieramento e si impigliavano sui loro scudi rompendosi. Seguiva la mischia vera e propria e qui l'elemento decisivo spesso erano le corazze e le buone spade.
I Romani combattevano su più linee in modo di avere sempre una riserva da far intervenire per parare eventuali nuove minacce. Altri schieramenti erano riservati a casi particolari: il Circolo quando erano circondati, il Cuneo per aprirsi un varco tra i nemici, la Testuggine per assaltare opere fortificate riparandosi dai proiettili dall'alto.
In caso di vittoria il legionario cercava di prendersi una parte del bottino mentre in caso di sconfitta poteva rifugiarsi nell'accampamento, se c'era, altrimenti cercava di salvare il bottino già fatto o spesso solo se stesso dalla morte o dalla schiavitù.


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